City Farm

 

Torino, 2 Agosto 2010

Oggetto: Progetto “City Farm”

Premessa

City Farm” è un progetto di agricoltura urbana, promosso da Atelier, Circolo Basaglia, Worminprogress (WIP), e la Onlus Volontari Psichiatrici insieme (Vo.L.P.I ), che si propone di aprire gestire e condurre sull’area, oggi inutilizzata e in carico all’amministrazione comunale, di Via Aosta angolo Via Petrella, una “fattoria della comunità” sul modello delle analoghe esperienze anglosassoni che praticano secondo la suggestiva definizione dell’urbanista Richard Ingersoll “l’agricivism”, ovvero “l’utilizzo delle attività agricole in zone urbane per migliorare la vita civica e la qualità ambientale-paesaggistica”. L’”agricivism”, infatti, richiede la partecipazione attiva dei cittadini, e questa partecipazione rende più “urbano” ogni spazio perché crea legami sociali, può rispondere a un fabbisogno locale, può coinvolgere le parti più deboli delle società e può insegnare ai bambini, che hanno un’idea industriale del cibo, da dove vengono le cose che si mangiano. Negli ultimi due anni, attorno alla produzione del web documentario didattico denominato “Garden activism”, le cui riprese stanno per iniziare sul territorio della circoscrizione 6, si è andato costituendo un ampio gruppo di lavoro composto da esperti, ma anche semplici cittadini, e accumulando un notevole knowhow tecnico e culturale sulle esperienze di agricoltura urbana sviluppate in Italia e all’estero. Frutto di questo fermento è, ad esempio, la nascita di WIP, il primo gruppo italiano dedicata alla diffusione delle tecniche di compostaggio domestico degli scarti umidi. Lungo questo percorso di conoscenza si colloca l’incontro tra il gruppo formatosi attorno alla produzione di “Garden Activism” e il “Caffè Basaglia”, il circolo di animazione sociale e culturale, con sede a Barriera di Milano, attivo nel recupero di pazienti psichiatrici e interessato, anch’esso, alla realizzazione di un’esperienza di fattoria urbana che possa essere utilizzata per il reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate.

Progetto

In via Petrella angolo via Aosta, si trova un’area di circa 2000 metri quadri, di proprietà comunale, abbandonata. Si tratta di un’area marginale, in parte trasformata in una discarica di detriti, dove negli anni sono cresciute boscaglia e alcuni alberi ad alto fusto. Crediamo che un parziale intervento di bonifica, così come previsto dal progetto di riqualificazione delle aree verdi della zona nell’ambito di Urban III, possa creare i presupposti per un fruttuoso esperimento di agricoltura urbana.

Immaginiamo quindi che l’aria di via Petrella, possa essere divisa in lotti coltivabili e che su di essa possano trovare posto a titolo esemplificativo:

  1. tra i sei e i dieci lotti per la coltivazione biologica degli ortaggi
  2. un giardino/orto didattico
  3. piccole costruzioni prefabbricate per l’allevamento di animali da cortile
  4. una stazione di compostaggio

La coltivazione dei lotti sarebbe, sulla base di una iscrizione annuale, affidata a un mix sociale fatto di volontari, esperti e fasce deboli, con l’obiettivo di trasformare l’agricoltura urbana in una opportunità di integrazione alimentare per le categorie coinvolte e favorire, al contempo, lo sviluppo di competenze imprenditoriali e lavorative a partire dalla conoscenza dell’orticultura. La cura dei lotti, in accordo con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL 4, che ha sede nella prospiciente via Leoncavallo, offrirebbe un occasione di impiego a un certo numero di persone colpite da malattia psichiatrica in borsa lavoro. La “City Farm” vorrebbe, infatti, essere uno strumento di collegamento con la comunità locale, favorendo il lavoro di prevenzione e di inclusione che segue il lavoro clinico delle strutture sanitarie. Il lavoro agricolo, da questo punto di vista, organizzato in modo orizzontale evitando, per quanto possibile, ruoli e gerarchie, oltre che diventare uno strumento “terapeutico”, obbliga a entrare in una rete di rapporti umani che prevengono l’isolamento sociale ed affettivo.

L’altro aspetto caratterizzante la “City Farm” vorrebbe quindi essere quello didattico, formativo e informativo rivolto, attraverso laboratori permanenti almeno in tre direzioni:

  • l’educazione alimentare e ambientale;
  • l’informazione sulle tecniche di “agricoltura urbana”;
  • l’informazione sulle tecniche di compostaggio dei rifiuti organici.

In questo senso la “City Farm” si differenzia chiaramente dai modelli, pur validi, offerti ad esempio dalla cooperazione sociale perché si propone come “cantiere” culturale e come laboratorio di pensiero in cui associazioni territoriali e singoli cittadini possano recuperare le funzioni proprie del territorio (solidarietà, informazione, partecipazione).

I costi

Il finanziamento ordinario del progetto “City Farm” si immagina completamente a carico degli enti proponenti. Non si esclude certo la ricerca di finanziamenti su specifiche linee di intervento, tramite la partecipazione a bandi, presso gli Enti Locali cosi come presso le fondazioni bancarie, ma il progetto punta ad una sua autonomia economica e finanziaria sia tramite il coinvolgimento di sponsor privati, sia tramite la distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti. Immaginiamo, infatti, che circa il cinquanta percento dei “prodotti” venga distribuito tra i soggetti coinvolti nella conduzione della struttura ma che il restante possa essere invece direttamente venduto presso la “City Farm”.

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